E' plausibile che il susseguirsi degli
insediamenti nel nostro territorio rispecchi quello generale verificatosi
in area padana ed in Lomellina in particolare.
E' cioè verosimile che, nell'area circostante Garlasco, su
un primo stanziamento ligure si sia successivamente innestato un ceppo
celtico-gallico, cui subentrò quindi la dominazione romana.
Anche Garlasco subì lo sconvolgimento provocato dalle invasioni
barbariche, con il lungo predominio longobardo a partire dalla seconda
metà del VI secolo, cui seguì l'egemonia franca dall'ultimo
quarto del secolo VIII.
L'avvicendarsi di queste dominazioni non è confortato da fonti
documentarie, ma da importanti e recenti rinvenimenti archeologici.
Il primo documento che faccia riferimento a Garlasco si colloca invece
nel 909; si tratta del diploma con cui Berengario I donò ad
Ageverto, arciprete di S. Giovanni in Domnarum in Pavia, molti possedimenti
della nostra città. Segue il diploma datato 981, con cui l'imperatore
Ottone II assegnò Garlasco e tutto il territorio circostante
al monastero di San Salvatore di Pavia.
Nei secoli successivi il borgo fu al centro di numerose contese territoriali
fra milanesi e pavesi, durante le quali esso venne attaccato, quale
imprescindibile roccaforte della strategia militare pavese (propugnaculum
Papiae) e più volte devastato.
Garlasco subì l'avvicendarsi di diversi predomini dell'uno
e dell'altro schieramento.
Le famiglie pavesi dei Beccaria e dei Langosco ressero con alterne
vicende la città, ripetutamente spodestate dalla dominazione
viscontea e dall'effimera ma violenta presenza del marchese di Monferrato,
il quale fu responsabile della distruzione del castello e delle fortificazioni
cittadine nel 1369.
Nel 1436 il borgo, in possesso dei Visconti, fu dato in feudo alla
nobile famiglia dei Castiglioni, che manterrà la reggenza fino
al 1797.
La caduta della signoria dei Castiglioni fu determinata dai rivolgimenti
politici che sconvolsero l'Italia alla fine del XVIII secolo, collegati
all'avvento della dominazione napoleonica.
Entro la ripartizione amministrativa del
nuovo governo, Garlasco ebbe il rilevante ruolo di cantone, accorpando
diversi comuni. Quindi, con la fine del Regno di Italia, la città
- come i territori lombardi al di qua del Ticino - non subì
la "restaurata" dominazione austriaca, ma divenne parte
del regno sardo-piemontese. Assunse pertanto l'ufficio di mandamento
- che dipendeva dalla provincia di Vigevano - amministrando i tre
comuni di Tromello, Borgo San Siro e Parasacco.
Successivamente, dopo che gli austriaci furono allontanati dal resto
della Lombardia, Garlasco tornò a far parte del territorio
pavese, in concomitanza con la creazione della provincia di Pavia.
Da questo momento in poi la città intrecciò le sue vicende
storiche a quelle del resto della Penisola.